sabato 10 marzo 2007

HASTA SIEMPRE, CHAVEZ

Da quando nel 1998 è stato eletto Presidente del Venezuela, Hugo Rafael Chávez Frías non ha mancato un termine elettorale vincedo le elezioni del 2000 e del 2006, sfuggendo agli attentati organizzati per eilminarlo ed allo "storico" sciopero del 2002, quando le forze industriali capitanate dalla Petróleos de Venezuela, finanziarono centinaia di migliaia a scendere in piazza per giorni. La polizia e parte dell'esercito guidarono allora un colpo di Stato miseramente fallito per la resistenza e l'insurrezione popolare che riportò Chavez alla guida del Paese.
Se però i suoi primi mandati furono caratterizzati dalla politica interna (stop alle privatizzazioni e statalizzazione delle risorse primarie, vaccinazioni di massa, edilizia popolare, ridistribuzione delle terre, lotta all'analfabetismo, protezione della popolazione indigena, ecc.) e dalla ristrutturazione costituzionale e politica del Paese, il suo ultimo mandato segna invece la sua crescita sulla scena internazionale tanto che si comincia da qualche tempo a guardare con sempre maggiore attenzione a quello che viene definito il Chavismo, o il movimento del Socialsmo del Terzo Millennio, come lo stesso Chavez lo definisce.
Nemico acerrimo della globalizzazione neo-liberista e della politica estera USA, il Chavismo si fonda sull'integrazione dell'America Latina, l'anti-imperialismo e sopratutto sul Socialismo Democratico (un largo movimento politico e culturale che si propone di diffondere gli ideali del socialismo nel contesto di un sistema democratico come un processo evolutivo che accetta il capitalismo ma si propone di migliorarlo e superarlo attraverso una legislazione sociale varata in un contesto di democrazia parlamentare. Secondo questi ideali la produzione di un Paese deve essere, ad esempio, controllata dall'intera popolazione attraverso rappresentanti eletti democraticamente).
Incontra il vecchio Fidel Castro sempre più spesso, parla ai leader ed alle popolazioni dell'America Latina, compie gesti simbolici ma significativi come varare un programma per garantire combustibile al 40% del prezzo all'ingrosso ai poveri degli USA (oltre 250,000 persone a New York, Maine ed Alaska) o per la circolazione degli autobus di Londra in cambio di consulenze inglesi su trasporti, tuismo, alloggi e rifiuti, incontra Mahmud Ahmadinejād e diventa un leader di riferimento per i Paesi del cosiddetto Terzo Mondo.
Nel settembre 2006, alle Nazioni Unite, pronuncia un violento discorso contro Bush che definisce "un diavolo che domina, sfrutta e violenta i popoli del mondo", ricevendo - nonostante le critiche ufficiali delle domocrazie - un lungo applauso dall'Assemblea. Nel dicembre del 2006 viene rieletto co quasi il 70% dei consensi, mentre nel frattempo la "rigenerazione morale dell'America Latina" vede l'elezione di Rafael Correas in Ecuador, dopo il boliviano Evo Morales ed il nicaraguense Daniel Ortega, il leader sandinista che si era ritirato dopo aver perso le elezioni chiamate dopo la vittoriosa rivoluzione contro Somoza. Insomma si è formato un vero e proprio schieramento che mira ad un'America Latina socialista che condivide con intellettuali occidentali come Noam Chomski, Pierre Bourdieu e Toni Negri l'idea che la globalizzazione sia solo un'etichetta e non il destino dell'umanità. Per rendere lidea di come il fenomeno stia crescendo, basti pensare che al comizio di Hezbollah l'estate scorsa per festeggiare la "vittoria" contro Israele, molti manifestanti portavano cartelli con il ritratto di Chavez e quello di Nasrallah, dimostrando che il leader venezuelano sia diventato un icona per tutti coloro che vedono nella politica degli USA una minaccia, sottolineando come sia non più solo strisciante la voglia di rivolta in tutto il mondo, per poter scegliere il proprio destino.
Già alcuni analisti scrivono come, dopo la sconfitta in Iraq, la fase "unipolare" di dominazione del mondo stia finendo, il viaggio di Bush in Brasile e Messico di questi giorni, dimostra l'attenzione che l'amministrazione USA ha nei confronti di quello che succede. "Vogliamo ridurre la nostra dipendenza dal petrolio", ha dichiarato Bush (... da non crederci... proprio lui! ma ovviamente si riferiva a quello venezuelano che è il 40% del fabbisogno USA), mentre dall'Argentina lo stesso Chavez definiva Bush "un cadavere politico".
Insomma, c'è veramente da guardare con attenzione e materia su cui riflettere per coloro che speravano che il declino di Fidel Castro volesse segnare anche il declino di un'ideologia socialista in Latin America ed in qualche maniera anche in tutto il mondo. Guardate bene: quelle di Chavez non sono solo parole....

13 commenti:

Camminare domandando ha detto...

Non voglio fare le pulci al tuo bell'articolo, ma credo che al posto di Noriega intendessi Somoza, vero? Per il resto nella sostanza condivido anche se non enfatizzerei il presunto legame con l'antiamericanismo mediorentale di Ahmadinejead o Hezbollah. -

Marco ha detto...

azzz....hai ragione... correggo.. grazie

rossana ha detto...

Ma credo che bisogna raccontare alcune parte della storia che mancano, come per esempio, la poca fiducia che Chavez aveva nella democrazia nel 92, quando ha fatto due colpi di Stato dove sono morti centinaia di civili innocenti (e che oggi festeggia con una festa nazionale chiamata “Giorno della Dignità”); e anche le sue naturali contraddizione, come quella di colpire nel discorso a Bush da una parte, mentre dall’altra stimola i rapporti commerciali con gli Stati Uniti (che sono cresciuti in 30% da quando Chavez è nel potere)… e la sua faccia assolutamente populista, che non investe in cambiare strutturalmente la realtà di un paese petrolifero e con una tassa di povertà di 80% se non che si limita a dare precari sussidi con le missioni sociali, che sono una specie di Stato parallelo che beneficia a i suoi militanti e funziona di palliativo contingente a problemi veri, come quello della fame, le malattia (con Chavez, per esempio è tornata la malaria, eliminata dal territorio venezuelano negli anni 70), la criminalità, la corruzione, la disoccupazione…

A volte, credo nella buona intenzione di alcuni, ma credo che sia importante allontanarsi dalle ideologia e guardare in faccia le situazione concrete, soprattutto quando non si è a tanti chilometri di distanza di quella realtà.

Marco ha detto...

Vedi cara Rossana, hai degli ottimi punti che sicuramente dimostrano la necessità di seguire con attenzione il fenomeno senza però dare giudizi che di per se non hanno senso a ... metà del percorso. Credo infatti che al di la del populismo endemico che permea certe realtà latino americane sia importante guardare agli elementi innovativi che il Chavismo sta portando a tutta la regione sia in termini di affrancamento da gioghi commerciali/finanziari che di libertà (vedasi regimi di varia natura).
Che il traffico con gli USA sia aumentato, (alle condizioni del Venezuela, che come sai è il fornitore principale di petrolio) o che ci sia ancora una strada lunghissima da fare oppure che i colpi di stato falliti abbiano portato vittime innocenti, sono fatti inconfutabili, che tuttavia leggo in un ottica dinamica e non legata al singolo fatto.
Le elezioni in Venezuela sono anche esse un fatto cosi come il risultato largamente positivo ottenuto dal signor Chavez che, (seppure guardo da lontano, ma ti assicuro con occhi attenti e con grande affetto) dimostrano quanto la sua visione del futuro del Venezuela sia condivisa nel tuo Paese.
Chavez adesso a mio modo di vedere sta dando l'impressione di uno statista, superando un immagine poco credibile legata al retaggio politico latino americano e lo ossrvo con grande attenzione.
Allontanarsi dalle ideologie ? Perchè? Non è proprio questo il problema? Proviamo a vedere le cose (cosa che non implica l'allontanarsi dalle ideologie) ed ad affrontarle guidati da una visione del mondo legata alle ideologie. Quelle del futuro ovviamente e non quelle del passato. Lavoriamo ad un futuro poossibile in cui non si debba accettare supinamente un mercato dominante come sterile ideologia unica e materialista, come succede adesso. E cominciamo a camminare verso questo futuro, accettando che non tutto può essere risolto istantaneamente, ma che "anche un grande cammino comincia con un piccolo passo".

Marco ha detto...

Scusa Rossana, ho dimenticato un'altra cosa: grazie!
al di la della diversità di opinioni, voglio dirti che ho apprezzato molto i tuoi commenti che trovo stimolanti per contunare una discussione libera sul soggetto.
GRAZIE

rossana ha detto...

Chavez nel 98, appena vinsi le elezioni, aveva detto che si cambiava il nome se tra un paio di anni c’era un bambino per strada. E anch’io mi sono riconosciuta in lui, perché anch’io volevo e voglio un mondo diverso. Lo sogno da piccola, da quando al uscire di casa vedevo tutte le sere un signore che cercava nella spazzatura qualcosa da mangiare. Ma ogni anno che passa perdo le speranza di che la proposta di Chavez cambi quella realtà.

Ho vissuto la polarizzazione estrema. Gente che non ascolta, che non concepisci idee se non sono uguale a quella sua (e per quello ringrazio il tuo ringraziamento, perché so che pure qui in Italia ci sono “chavistas estremi”, che non sano di confronti ). Io, che ho studiato in una università dove da una parte avevo un compagno che studiava perché la mamma cucinava e lavava, e dall’altra, il figlio d’imprenditore con aereo privato (che ci invitava a TUTTI alla spiaggia) ho visto come hanno iniziato a odiarsi TUTTI tra di loro. Ho visto quel processo che posso dire che è nato da un discorso centrato sulla divisione, il risentimento.

Processo che da 8 anni viene avanti. Non so se perché ho una percezione sbagliata delle cose, ma mi sembra che 8 anni sono tanti. Soprattutto avendo tutte le libertà (un parlamento assolutamente dalla sua parte, perché non c’è nemmeno UN parlamentare di opposizione –già che in una delle tante mosse sbagliate della opposizione, hanno lasciato le elezioni parlamentare-). E come se non fossi abbastanza, le hanno dato per una seconda volta poteri speciali per portar avanti le leggi che vuole. Non c’è bisogno di tempo nei casi in cui devi gestire diversi opinioni per arrivare a una concertata? Quando hai degli ostacoli, delle difficoltà?

Non voglio un paese così diviso, non uno con petrolio a 60 dollari il barile e un presidente con tutti i poteri e il appoggio (cieco) della maggioranza della popolazione. Un presidente che in quasi nove anni ha moltiplicato quelle persone (che adesso sono cinque, sei, sette ogni sera diversi) che stano a casa mia a Caracas cercando qualcosa di mangiare.

Credimi che sono la prima che vuole errassi. Se tra qualche anno il vero cambio di quella realtà mi contraddice, e mi rinfaccia che ho sbagliato, e che questo modello funziona per dare dignità al essere umano, lasciando spazio alle idee (che ci servono, non come l’ideologia, alla quale noi dobbiamo servire) sarò la prima in essere felice e celebrare.

Marco ha detto...

Che bello questo tuo commento, Rossana!
Fa piacere avere a che fare con una persona dai sentimenti alti come i tuoi.
Gli estremisti ci sono dappertutto e credimi, per uno come me che ha vissuto la fase italiana degli anni 70, in cui gli "estremisti" strumentalizzavano li idee per poter condurre verso questa piuttosto che quella direzione, il concetto non potrebbe essere più chiaro.
Un osservatore non coinvolto (come invece mi sembri tu)può cogliere alcuni aspetti (meno emotivi se vuoi) della vicenda e mancare di coglierne altri. Per questo ti voglio ringraziare ancora e vedere se volessi continuare la discussione su questo e su altrui temi per validare, contraddire, smentire, insomma discutere le cose in maniera serena e sincera.
Spero (per motivazioni ovviamente diverse dalle tue) che il Venezuela (ma non solo il Venezuela) trovi la strada per risolvere i problemi che affliggono tanta parte della popolazione, senza odio o rancore (e se si potesse contribuire sarei il primo a coinvolgermi), ma ti posso garantire che anche il dare speranza nella possibilità di un futuro diverso da quello che l'"ideologia corrente" porta ad intravedere è già un risultato notevole ai miei occhi.
Grazie ancora.

rossana ha detto...

io, purtroppo (credo siano i miei 24 anni e tutte le volte che ho sentito discorsi fatti di/con buona intenzione) non mi contento però solo con le politiche che seminano speranza e alla fine non danno risultati. meno se ci sono i soldi, le possibilità, di farle realtà.

Marco ha detto...

... e fai benissimo. La passione (specie a 24 anni) e l'intelligenza politica (sempre) devono essere mosse dal non accontentarsi mai, tuttavia accettando, (dopo una sacrosanta diffidenza per evitare di cadere in trappole populiste o comunque travianti - direi io per l'esperienza dei miei 46 anni) di percorrere una strada quando questa almeno dimostra princìpi che vanno nella giusta direzione.
Le cose si possono cambiare e quando si possono cambiare bisogna lavorarci sopra proprio con la passione che tu dimostri.
Ad Majora, dicevano i latini.

P.S. - ti rinnovo l'invito a darmi commneti su qualsiasi altro argomento. Una mente limpida è un piacere ascoltarla.

Lorenzo ha detto...

purtroppo la speranza la vedi tu che vedi la situazioe da fuori, sono 8 anni di governo inconclusivi, l'alleanza anti americana non la critico ma non é per amore verso il popolo, é un gioco per far diventare chavez sempre piu un simbolo che un politico, lui fa i bei discorsi simpatici ride e scherza, ma la gente venezuelana vede la sua propaganda e i suoi comprtamenti stupidi come un danno per la reputazione dei venezuelani nel mondo

Marco ha detto...

Grazie Lorenzo del tuo commento. Accetto il fatto che starne fuori può essere uno svantaggio nel cercare di capire la realtà complessa di un Paese (sei oltretutto la seconda persona che me lo dice, come avrai visto nei commenti di Rosanna, e quindi non posso che cogliere quantomeno l'osservazione). Io però credo possa essere anche un vantaggio e se tuttavia la tua analisi avesse fondamenta perchè la gente del Venezuela continua a votare Chavez? Otto anni sono tanti per chiunque per farsi rieleggere; tanto meglio una dittatura e mi sembra infatti che la storia dell'America Latina non sia immune dal fenomeno.
Chavez invece addirittura teorizza un sistema politico integrato tra democrazia e socialismo e si accanisce violentemente contro il mercato caitalista. Anzi lo usa contro gli USA, sfruttando le risorse petrolifere del Paese come Paese e non come capitale privato e straniero.
Male? Non si può negare che tanto rimane da fare e forse è stato fatto poco, viste le aspettative di tanta parte della popolazione, specie coloro che, in quella che non si può non chiamare l'era Chavez, erano alla disperazione.
Tuttavia basta notare come proprio la personalità di Chavez e la sua politica "carnivora", come è stata definita sul Corriere della Sera oggi, porti l'opinione pubblica a parlare del Venezuela, oltre (è innegabile) ad interpretare il sogno collettivo mondiale di affrancamento dagli aspetti più crudi della logica capitalista.
Questo è molto positivo; molto.
I tanti problemi del Venezuela, come dell'America Latina tutta, hanno bisogno dell'attenzione del mondo per potersi quantomeno difendere dalla stretta economico-finanziaria della globalizzazione e per quanto riguarda l'opinione pubblica mondiale, credo che la reputazione del Venezuela non sia mai stata così alta (o quantomeno in grado di attirare l'attenzone di tutti come adesso).
Da osservatore esterno non posso neanche ignorare che la posizione di Chavez ha attirato anche i consensi di altri popoli, come in Ecuador, Bolivia e Nicaragua e se vogliamo (in maniera più moderata e "compromessa" con il sistema capitalista) anche il Brasile, l'Argentina ed il Cile.
Questa capacità di aggregazione è quella di un leader.
L'antiamericanismo è purtroppo diventato un fenomeno mondiale grazie alla politica scellerata e criminale del Presidente Bush, sostenuto proprio dall'industria petrolifera che Chavez ha ... preso per le palle. Personalmente lo considero un "male necessario", perchè in questi anni la politica Bush ha dato un immagine imperialista inaccettabile alla politica estera americana e il sentimento antiamericano non può essere ignorato. Neanche in Venezuela.
Gli ultimi proclami (Patria, Socialismo o Muerte), fanno tuttavia seriamente temere una deriva vetero-socialista per i significati politici delle parole (che evocano regimi di altri tempi), ma sono anche un'espressione di marketing sofisticato. Secondo le ultime teorie di branding il posizonamento nell'immaginario collettivo di un marchio, avviene anche attraverso l'identificazione dei tre valori fondanti del marchio stesso ("core values"). Sui questi si fondano tutte le azioni di comunicazione. Patria, Socialismo o Muerte: appunto.
Insomma, insisto a dire che Chavez non scherza, che ossservare da vicino o da lontano comincia essere quasi un dovere nel caso di un tale fenomeno, sperando che quantomeno fino a che rimane nei confini di una democrazia popolare, merita rispetto ed una grande attenzione.

Marco ha detto...
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Lorenzo ha detto...

ricambio il ringraziamento, per il post e per le tue riflessioni, Chavez per alcune cose va rispettato, ma in venezuela non ce opposizione politica per chavez, fra 20 anni potrebbe essere ancora li